Cuba

Una identità in movimento

La storia dell'isola

Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba


I primi cubani

Prima della scoperta dell'America a Cuba sono presenti tre etnie con livelli di sviluppo diversi.

I Guanajatabeyes vivono in caverne e si alimentano principalmente di molluschi, lumache e roditori. Sono un popolo di raccoglitori. Si suppone che questi aborigeni siano stati i primi abitanti dell'isola e che siano giunti dalle regioni meridionali degli attuali Stati Uniti. In seguito, incalzati dai Ciboneyes, si rifugiano nella regione più occidentale di Cuba.

I Ciboneyes sono cacciatori e pescatori e abitano preferibilmente le spiagge della costa e gli sbocchi dei fiumi. Probabilmente sono originari della regione dell'Orinoco, nell'attuale Venezuela. Nella cultura ciboney si osservano elementi caratteristici delle altre due culture contemporanee: la più arretrata guanajatabey e la più avanzata taíno. I Taínos sono gli aborigeni di cultura più avanzata. Anche loro pare che provengano dalla regione dell'Orinoco. Possiedono rudimenti di un'organizzazione sociale ed economica che non esiste tra gli altri aborigeni dell'isola. Vivono in grandi capanne, dormono in amache tessute con il cotone e sono sia agricoltori che pescatori. Il loro regime economico è basato su un tipo di produzione collettivistico, non esiste la proprietà privata della terra e il commercio consiste in un semplice scambio di prodotti.


La scoperta e la conquista

Dopo quasi tre mesi di peripezie nell'Oceano Atlantico, il 27 ottobre 1492 Cristoforo Colombo arriva a Cuba toccando terra sulla costa nord-orientale dell'isola vicino all'attuale città di Baracoa.

Diciotto anni più tardi, nel 1510, Diego Velázquez inizia la conquista del territorio cubano. Vengono fondate le prime città: Baracoa (1512), Bayamo (1513), Trinidad, Sancti Spíritus e La Habana (1514), Santiago de Cuba e Camagüey (1515).

L'impresa della conquista è stata relativamente facile per gli spagnoli. Gli archi e le frecce di popolazioni fondamentalmente miti hanno potuto ben poco contro gli archibugi e la sete di oro dei conquistatori. In questo periodo solamente il cacicco Hatuey (1511) nella zona di Baracoa e più tardi l'indio Guamá (1530) si sono ribellati all'occupazione degli spagnoli.

Rinvenuto meno oro del previsto, sterminati gli indios in pochi decenni per le dure condizioni di vita e di lavoro loro imposte, i coloni hanno visto così diminuire in modo considerevole i propri guadagni, passando in poco tempo dall'abbondanza alla crisi.

Cuba diviene meno interessante come luogo dal quale ricavare ricchezza mentre cresce la sua importanza come trampolino per nuove conquiste — Messico, Perù e altre parti dell'America Latina — e come base di appoggio per i galeoni che ritornano verso la Spagna carichi d'oro e di altre ricchezze naturali.


La schiavitù

Per risolvere il problema della insufficienza di forza lavoro causato dalla scomparsa degli indios, gli spagnoli hanno dovuto ricorrere all'importazione di schiavi neri provenienti dalle coste occidentali africane.

Infatti all'interno dell'isola vi sono allevamenti di bestiame, piantagioni di tabacco e in seguito, alla fine del XVI secolo, piantagioni di canna da zucchero che necessitano di manodopera e gli schiavi neri sopportano meglio degli indios la fatica e le condizioni di vita inumane.

Dalla metà del XVI secolo il regime schiavista di produzione costituisce la spina dorsale dell'economia e della società coloniale. Industria e schiavitù marciano strettamente vincolate per tutto il periodo coloniale.

Così anche Cuba coloniale contribuisce a quell'immenso genocidio che per tre secoli ha accompagnato la storia del continente americano. Ai milioni di schiavi morti nelle campagne americane bisogna aggiungere i milioni di neri che muoiono sulle navi prima ancora che queste tocchino i porti del Nuovo Mondo.


Pirati, corsari, bucanieri e filibustieri

Dalla seconda metà del XVI secolo, attratte dalle ricchezze trasportate dai galeoni spagnoli, le acque e le coste che circondano Cuba sono infestate da navi pirata, praticamente un assedio che è durato centinaia di anni. Ai tradizionali pirati si sono aggiunti corsari, bucanieri e filibustieri francesi, inglesi e olandesi. Francia, Inghilterra e Olanda contendono alla Spagna le sue conquiste americane e utilizzano a loro vantaggio le scorrerie contro le navi spagnole.

La Spagna adotta le seguenti misure protettive: stabilisce un sistema di convogli di navi mercantili protette da navi da guerra costituisce armate per combattere la pirateria fortifica i principali porti coloniali per proteggerli dalle incursioni dei pirati.

Cuba riacquista importanza come base di rifornimento per il mantenimento della flotta spagnola. Inoltre questo brulichio di navi favorisce il fiorire del commercio di contrabbando in quanto Cuba, come colonia, può commerciare legalmente solo con la Spagna. Questi fatti si ripercuotono positivamente sulla nascente economia cubana con l'incremento dell'allevamento, della produzione dello zucchero di canna e del tabacco, tre aspetti economici fondamentali che perdurano tutt'oggi.


L'occupazione inglese di La Habana

Durante la "Guerra dei Sette Anni", che vede le potenze europee scontrarsi anche al di fuori del Vecchio Continente, la flotta e un imponente esercito inglese prendono d'assedio e poi occupano La Habana. È il 1762 e questo avvenimento inaspettato scuote fortemente il panorama economico, politico e sociale di Cuba.

Durante gli undici mesi di occupazione entrano nel porto di La Habana più di mille navi che instaurano un intenso commercio con le tredici colonie inglesi del nordamerica. Inoltre gli inglesi introducono nell'isola più di diecimila schiavi e diversi tipi di macchinari per incrementare lo sviluppo dell'industria dello zucchero.

Nel 1763 la Spagna, con il Trattato di Parigi, rientra in possesso di La Habana in cambio della cessione della Florida agli inglesi. Il colpo è stato così duro che la Spagna comincia a riconsiderare la propria politica economica. La maggior parte delle esportazioni di zucchero inizia a dirigersi verso gli Stati Uniti che dal 1776, con la loro Dichiarazione d'Indipendenza, si presentano come un mercato libero in rapida espansione. Nel 1830 Cuba diventa il primo produttore m8ondiale di zucchero.


Formazione dell'identità cubana

Nell'arco di tempo che va dall'inizio della colonizzazione fino a questi avvenimenti, prende sempre più corpo l'aggregazione di un nuovo popolo che discende dalla mescolanza di sangue indio, spagnolo e africano. Comincia a delinearsi una vita cubana caratteristica. Si manifestano fenomeni di contrasto tra creoli e spagnoli. Sorgono conflitti tra le classi, si producono ribellioni di schiavi, inizia la lotta di interessi tra coltivatori e latifondisti.

Le nuova situazione — indipendenza delle ex-colonie spagnole nell'America Latina — propizia uno sviluppo accelerato dell'industria dello zucchero. Si forma la classe dei grandi proprietari terrieri che producono lo zucchero e che manifestano le prime contraddizioni di interessi con il regime dominante degli spagnoli. Nasce una progressiva presa di coscienza nazionale che culmina, in fasi successive, nell'espressione di correnti ideologiche come il Riformismo, l'Annessionismo, l'Abolizionismo, l'Indipendentismo e l'Autonomismo.

Tra i vari moti di sollevazione ricordiamo quelli di José Antonio Aponte (1812), di Isidoro Armenteros (1851) e di Joaquín de Agüero (1851), tutti falliti e repressi nel sangue, ma che hanno contribuito alla concezione della necessità e della inevitabilità di una lotta per l'indipendenza dalla Spagna.


La prima guerra d'indipendenza (1868-1878)

Antonio MaceoIl 10 ottobre 1868 Carlos Manuel de Céspedes, avvocato e proprietario terriero di Bayamo, libera i suoi schiavi e, nella sua tenuta La Demajagua, legge il proclama di lotta per l'indipendenza di Cuba.

Gli insorti conquistano la città di Bayamo e instaurano un Governo Rivoluzionario che durerà tre mesi. La reazione degli spagnoli non si fa attendere e si svolgono furiosi combattimenti. È in questa occasione che i cubani ricorrono per la prima volta alle cariche al machete, attrezzo tipico dei contadini cubani.

L'eco della sollevazione si diffonde nelle altre città dell'isola e in breve tempo sono tre le province dove si sviluppa la lotta contro gli spagnoli. Tra i mambises, così si definiscono gli insorti, si mettono in luce Vicente García, Calixto García, Ignacio Agramonte, Máximo Gómez, Antonio Maceo e Guillermo Moncada.

La guerra prosegue, tra alti e bassi, negli anni successivi. Problemi organizzativi, divisioni all'interno del movimento indipendentista e una raffinata tattica degli spagnoli pregiudicano il risultato finale. Nel maggio 1878, avendo perso vigore l'onda rivoluzionaria, si pone fine alle operazioni militari. Nonostante l'insuccesso, anche questa lunga guerra contribuisce a rafforzare e a definire il sentimento nazionale cubano.


Presupposti alla seconda guerra d'indipendenza

Lo sviluppo della coltivazione della barbabietola da zucchero in Europa provoca una grave crisi nel settore produttivo dello zucchero cubano. L'introduzione delle ferrovie private, per sveltire il trasporto della canna dai campi ai luoghi di lavorazione, mette in difficoltà i piccoli piantatori che non possono permettersi queste ferrovie e li costringe a vendere le loro proprietà. Ma la questione più importante è che le rotaie d'acciaio non vengono importate dalla Spagna bensì dagli Stati Uniti: un ulteriore passo verso la "nordamericanizzazione" dell'isola.

Infatti gli Stati Uniti, che fino dai primi anni del 1800 avevano mire su Cuba, attuano una politica di penetrazione economica e — basandosi sulla Dottrina Monroe "L'America agli americani!" — vedono di buon occhio qualsiasi azione che interferisca nel sistema coloniale spagnolo o che possa metterlo in difficoltà. Nel 1886 Cuba raggiunge l'abolizione della schiavitù. Nella seconda metà del secolo compare nel panorama cubano anche una nuova classe: il proletariato. Questo è formato da schiavi liberati e da una notevole quantità di gente impoverita da una situazione di instabilità economica. Nell'isola giungono, destinati a essere utilizzati per lavori molto duri, anche cinesi provenienti da Canton e spagnoli poveri che arrivano dalle Isole Canarie.


La seconda guerra d'indipendenza (1895-1898)

È José Martí, poeta e intellettuale nato a La Habana nel 1853, a dare corpo al movimento che sosterrà la lotta per l'indipendenza. Se la Guerra del '68 è stato un movimento sorto dalla nascente borghesia, quella del '95, finanziata per la maggior parte dalle masse degli operai, ha un carattere popolare più accentuato.

Martí compie un lavoro enorme all'interno e fuori di Cuba. Scrivendo articoli o arringando gli esuli dalle tribune costruisce l'unità di intenti e la fiducia necessarie al raggiungimento dell'obiettivo. Ogni discorso di Martí è un nuovo impulso per i patrioti. "Con tutti e per il bene di tutti!" È solito ripetere e, memore delle divisioni avute nella precedente Guerra, fonda il Partito della Rivoluzione Cubana.

Il 24 febbraio 1895 iniziano le operazioni militari. Successivamente Martí, Gómez e Maceo si riuniscono nella Provincia di Oriente per tracciare il piano di organizzazione della Guerra e del Governo. Martí cade in combattimento il 19 maggio 1895 a Dos Ríos. Ha già evidenziato il pericolo incombente rappresentato dagli Stati Uniti e il carattere anti-imperialista della lotta cubana per l'indipendenza.

Gómez e Maceo continuano la lotta estendendo la guerra da Oriente a tutto il resto di Cuba con un'epica marcia. Il 7 dicembre 1896 anche Maceo cade in combattimento a San Pedro. Gómez organizza una nuova tattica di guerra di guerriglia e a poco a poco ottiene grandi successi e semina sconcerto tra gli spagnoli.


L'ingerenza degli Stati Uniti

Nel 1898, quando i cubani hanno ormai praticamente vinto la guerra, gli Stati Uniti operano un'intensa campagna di stampa per preparare la loro opinione pubblica e, prendendo come pretesto la "misteriosa" esplosione della corazzata statunitense Maine nella baia di La Habana, intervengono nel conflitto tra spagnoli e cubani.

In soli tre mesi la Spagna si dichiara vinta. Non un solo cubano presenzia al Protocollo di Pace a Washington. Non un solo cubano presenzia il 10 dicembre 1898 al Trattato di Pace di Parigi con il quale gli Stati Uniti occupano Cuba e ottengono dalla Spagna anche Puerto Rico e le Filippine.

Il 20 maggio 1902 viene concessa a Cuba, dopo tre anni sotto la tutela statunitense, un'indipendenza formale controllata da un'oligarchia dipendente da Washington che tramuta il paese, di fatto, in una neo-colonia degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti fanno aggiungere alla Costituzione Cubana un emendamento, presentato dal senatore statunitense Orville Platt, con il quale:si riservano il diritto di intervento a Cuba ogni volta che lo ritengano opportuno non permettono a Cuba di firmare accordi commerciali con altre nazioni se non con il loro beneplacito si appropriano di parte del territorio cubano per costruirvi basi navali.

Le geniali previsioni di Martí sul pericolo rappresentato dagli Stati Uniti, purtroppo, diventano realtà.


La repubblica asservita — I

I primi venticinque anni di Repubblica vedono succedersi uno dopo l'altro Presidenti la cui preoccupazione principale è quella di aumentare il proprio conto bancario. Governi corrotti e asserviti agli interessi degli Stati Uniti saccheggiano l'economia del paese. Prima i pirati agivano dall'esterno, ora, con rischi infinitamente minori, operano all'interno di Cuba: è cambiato il loro abbigliamento, ma il risultato finale è identico.

Questo stato di cose causa malcontento e una crescente miseria tra la popolazione. Si verificano sollevazioni di neri discriminati, di lavoratori impoveriti, di onesti cittadini e studenti che non accettano l'umiliazione di vivere in una Repubblica dove ogni decisione passa attraverso l'Ambasciatore degli Stati Uniti.

Puntualmente queste manifestazioni sono represse nel sangue. Quando non è sufficiente la polizia, a più riprese sbarcano i marines nordamericani per ristabilire il loro concetto di "legalità" a salvaguardia degli interessi economici e dei privilegi.

Nel 1925, contemporaneamente all'ascesa al potere di Gerardo Machado, che è stato uno dei più sanguinari dittatori di Cuba, viene fondato da Julio Antonio Mella e da Carlos Baliño il Partito Comunista Cubano. Mella è un organizzatore di grandi doti, intellettuale sensibile ai problemi della gente umile. Fatto arrestare illegalmente da Machado, ottiene la libertà dopo uno sciopero della fame e grazie a grandi manifestazioni popolari che ne richiedono la liberazione. Esiliato, parte per il Messico dove il 10 gennaio 1929 viene ucciso dai sicari di Machado.


La repubblica asservita — II

Machado rimane al potere dal 1925 al 1933. In questo periodo Cuba vive anni profondamente oscuri: ogni giorno vengono ritrovati per le strade corpi di operai, sindacalisti, studenti, politici barbaramente assassinati. Solo un grandioso e lungo sciopero che paralizza totalmente il paese per molti giorni pone fine alla dittatura. Machado fugge alle Bahamas il 12 agosto 1933.

Inizia un periodo di speranze con uomini come Grau San Martín e come Antonio Guiteras, ma pochi mesi dopo gli Stati Uniti riprendono il controllo della situazione e si riparte nuovamente con i Presidenti fantoccio manovrati da Washington e con l'assassinio e la ruberia come prassi. Guiteras tenta di organizzare la resistenza, ma viene ucciso.

Fulgencio BatistaFinita la Seconda Guerra Mondiale, emerge nella vita politica cubana il Partito Ortodosso con a capo Eduardo Chibás che propugna una linea di pulizia nel governo e nell'amministrazione. Sicuramente questo partito potrebbe vincere le elezioni del 1952, ma gli Stati Uniti, avvertito il pericolo, favoriscono un colpo di stato capeggiato da Fulgencio Batista, loro uomo di fiducia che è già stato presidente di Cuba nel 1940.


Origine e inizio della Rivoluzione

Un giovane avvocato di nome Fidel Castro, che si è già distinto nella gioventù ortodossa, denunzia alla magistratura l'illegalità del colpo di stato e chiede che Batista venga messo in stato d'accusa. Ma il potere giudiziario, anch'esso corrotto e asservito, non prende in esame la richiesta. I partiti tradizionali sono incapaci di fronteggiare la nuova situazione e Fidel Castro, esaurita ogni via legale, decide di passare alla lotta armata.

Raduna e addestra 120 giovani e il 26 luglio 1953 prende d'assalto la caserma Moncada a Santiago de Cuba. Per circostanze avverse l'attacco fallisce, la maggior parte dei giovani viene trucidata a freddo mentre Fidel e pochi altri riescono a fuggire sulle montagne. Grazie alla mediazione dell'Arcivescovo di Santiago, Perez Serantes, Fidel si consegna e può così avere salva la vita.

Processato, mette in evidenza le responsabilità di Batista e la penosa situazione in cui si trova Cuba tramutando così la disfatta militare in un successo politico. Afferma che José Martí è l'ispiratore dell'insurrezione e termina la sua autodifesa con le parole: "Condannatemi, non importa, la storia mi assolverà!".

Viene condannato a 15 anni di detenzione e trasferito nelle carceri speciali dell'Isola dei Pini. Dopo due anni di dura prigione, a seguito di numerose e imponenti manifestazioni popolari, viene liberato ed esiliato in Messico.


Sviluppo e trionfo della Rivoluzione

In Messico Fidel riprende l'organizzazione della lotta contro la tirannia. Conosce Ernesto Guevara, medico argentino, che aderisce al progetto e, dopo diversi mesi di preparazione, il 25 novembre 1956 parte dal porto messicano di Tuxpán alla volta di Cuba con lo yacht "Granma" e con 82 uomini.

Camilo CienfuegosIl Granma arriva a Las Coloradas, spiaggia nella zona orientale di Cuba, il 2 dicembre 1956 e dopo pochi giorni gli 82 uomini vengono intercettati e praticamente annientati dall'esercito di Batista. Solo in diciotto riescono a sopravvivere e trovano rifugio, a piccoli gruppi, nella selva della Sierra Maestra.

Con l'appoggio dei contadini e con i rinforzi inviati dalla rete cittadina del "26 Luglio" — il movimento fondato da Fidel — il gruppo cresce e inizia una guerra di guerriglia. Ottiene numerosi successi contro l'esercito e vengono liberate zone sempre più estese, mentre la repressione di Batista si accanisce su contadini, operai, sindacalisti, intellettuali e studenti. In soli due anni si contano circa 20.000 morti.

Nell'ottobre 1958 due colonne guerrigliere al comando di Camilo Cienfuegos ed Ernesto Che Guevara partono da Oriente e occupano la parte centrale dell'isola.

Il 1° gennaio 1959, dopo la caduta di Santa Clara, Batista fugge in aereo a Santo Domingo e i guerriglieri del Che entrano a La Habana. Contemporaneamente Fidel occupa Santiago de Cuba. Dopo 450 anni Cuba torna nuovamente a essere libera.


La Rivoluzione affronta i primi ostacoli

L'eredità lasciata da quattro secoli di colonialismo e da sessant'anni di neo-colonialismo è quella di una Cuba dipendente economicamente dagli Stati Uniti — dato che le compagnie nordamericane possiedono le migliori terre e praticamente la maggior parte delle industrie, dei servizi e degli immobili — con le casse dello stato saccheggiate, con l'economia legata alla monocoltura e al monomercato dello zucchero, con vasti strati di popolazione indigenti, con una fortissima disoccupazione, con problemi di discriminazione e di analfabetismo, con la mancanza di strutture per l'educazione e per la sanità.

In una tale situazione, qualsiasi misura venga presa per il miglioramento del paese va ovviamente a cozzare contro gli interessi degli Stati Uniti. Per questo motivo la legge di Riforma Agraria del 17 maggio 1959, che limita l'estensione della proprietà e che distribuisce la terra gratuitamente alle famiglie contadine, crea il primo profondo solco tra la Rivoluzione e gli Stati Uniti.

Si susseguono una serie di contro misure economiche prese dagli Stati Uniti per punire Cuba e soffocarne l'economia. Cuba, a sua volta, in risposta alle disposizioni del Presidente degli Stati Uniti, replica con nuove nazionalizzazioni. Le divergenze diventano sempre più ampie, fino ad arrivare alla rottura delle relazioni diplomatiche il 3 gennaio 1961.


La Rivoluzione diventa socialista

Caduto il mercato statunitense come fornitore di energia (petrolio) e come acquirente dello zucchero, senza la possibilità di commerciare con il resto del continente deferente alle pressioni nordamericane, i cubani trovano come unico sbocco economico l'Unione Sovietica e i Paesi Socialisti dell'Est Europeo.

Fidel CastroIl 15 aprile 1961 aerei provenienti dagli Stati Uniti bombardano La Habana. Il giorno successivo Fidel Castro annuncia il carattere socialista della Rivoluzione cubana. Due giorni dopo 1.500 controrivoluzionari, armati e addestrati nelle basi statunitensi del Guatemala e di Puerto Rico, appoggiati da sei navi e dall'aviazione, sbarcano a Playa Girón per invadere Cuba. In sole 72 ore l'esercito cubano e le milizie popolari cubane annientano gli invasori. Il Presidente degli Stati Uniti Kennedy si assume la responsabilità della fallita invasione.

L'ultima carta a disposizione degli Stati Uniti rimane un blocco totale economico che impedisca a Cuba di commerciare anche con tutte le altre nazioni del pianeta. Ma anche questo non basta per soffocare l'economia cubana.

Nell'ottobre 1962 si verifica la Crisi dei Missili: gli Stati Uniti, mediante aerei-spia, scoprono l'approntamento di basi missilistiche sovietiche sul territorio cubano. I cubani e i sovietici considerano questi missili non offensivi, ma difensivi, in quanto la loro funzione è quella di dissuadere gli Stati Uniti dall'intraprendere altre invasioni come quella di Playa Girón. La questione porta il mondo sull'orlo della guerra atomica. Alla fine i sovietici ritirano i missili da Cuba in cambio dell'impegno degli Stati Uniti di non aggredire l'Isola.


Traguardi raggiunti nel primo periodo della Rivoluzione

Oltre alla Riforma Agraria, sono molteplici i successi raggiunti dalla Rivoluzione. Con una grandiosa campagna di alfabetizzazione in un solo anno viene praticamente estirpato l'analfabetismo. Viene promulgata una legge per l'assistenza ai lavoratori. Scompare la disoccupazione. In tutto il paese vengono costruiti scuole e ospedali. È abolita qualunque discriminazione razziale. Vengono proibiti tutti i giochi d'azzardo e le lotterie. Musica, balletto, cinema, poesia, letteratura, pittura, scultura trovano un terreno fertile dove fiorire. Lo sport è alla portata di tutti e si entra gratis negli stadi.

Nel settore economico si cerca di diversificare le produzioni agricole per non dipendere dalla monocoltura dello zucchero. Nasce una flotta per la pesca. L'industria muove i suoi primi passi: la produzione interna consente di limitare le importazioni. L'estrazione del nichel acquista un'importanza sempre maggiore. In campo politico si costituiscono i Comitati di Difesa della Rivoluzione che diventeranno la spina dorsale della Rivoluzione, viene ricostituito il Partito Comunista Cubano, si solidarizza con i movimenti che lottano per l'indipendenza e contro l'imperialismo in tutto il mondo e si stringono legami con l'Unione Sovietica e con gli altri paesi socialisti. Cuba diventa un punto di riferimento per tutti i popoli del Terzo Mondo.


Aspetti negativi e problemi affrontati

In questa prima fase la Rivoluzione si trova ad affrontare numerosi problemi e situazioni che ne condizionano l'evoluzione. Il problema più rilevante a cui Cuba deve far fronte è senza dubbio il blocco economico, finanziario e culturale imposto dagli Stati Uniti. Qualsiasi analisi o qualsiasi giudizio su Cuba non può eludere questo fatto. Molti cubani che non condividono le scelte della Rivoluzione emigrano in Florida, costituendo a Miami una collettività dalla quale, con l'appoggio degli Stati Uniti, sorgono gruppi paramilitari che attuano azioni criminali contro il territorio e contro il popolo cubano. Inoltre fino al 1965 operano all'interno di Cuba bande controrivoluzionarie, sempre appoggiate dagli Stati Uniti, che compiono diversi atti di terrorismo. Anche il burocratismo creato dall'apparato statale cubano spesso ostacola il buon funzionamento di varie attività. Inoltre, si rivela una scelta non molto felice quella di riportare nella società cubana rigidi schematismi, opportuni ad altre latitudini ma poco adatti al carattere dei cubani e al clima dei tropici. Oltre tutto, l'aiuto fornito dai paesi socialisti e da loro definito "fraterno e disinteressato", è probabilmente fraterno, ma non sempre disinteressato.


Cuba negli anni Settanta e Ottanta

A metà degli anni Settanta si svolge il 1° Congresso del Partito Comunista: per la prima volta nella storia è stata fatta una Rivoluzione socialista senza la guida di un partito comunista, dato che questo nasce sei anni dopo la vittoria e tiene il suo primo congresso sedici anni dopo.

Viene promulgata anche la nuova Costituzione che è approvata con votazione segreta dal 97.7% della popolazione. Nascono le Assemblee Municipali, Provinciali e Nazionale del Potere Popolare, organismi elettivi e rappresentativi 8equivalenti ai nostri Consigli Comunali e Regionali e alla Camera dei Deputati.

In campo internazionale si ristabiliscono contatti diplomatici con molte nazioni. Viene richiesto dal Governo angolano l'intervento cubano in Angola ('75-'88) per arginare le aggressioni dello Zaire e del Sudafrica. Anche l'Etiopia, aggredita dalla Somalia, chiede l'aiuto dei cubani ('77-'84) che intervengono nel pieno rispetto di quanto stabilito dall'Unione degli Stati Africani. Alla fine del 1987, sconfiggendo i sudafricani a Cuito Cuanavale, i cubani permettono alla Namibia di ottenere l'indipendenza e propiziano una situazione che porterà alla liberazione dal carcere di Nelson Mandela.

Nel 1980, a causa del mancato rispetto da parte degli Stati Uniti di un accordo sulla concessione dei visti, a La Habana vengono assaltate alcune ambasciate. Cuba apre liberamente le sue frontiere e oltre centomila cubani lasciano l'isola dal porto di Mariel diretti in Florida.


Cuba negli anni Novanta

Già nel 1986 Cuba inizia una "rectificación" della propria economia, evidenziando anche ampie critiche sul modello di sviluppo seguito negli anni Settanta. Mentre è in atto questo processo si dissolvono i paesi socialisti dell'est europeo e Cuba vede crollare i suoi mercati. Si apre una profonda crisi economica e viene istituito un "periodo speciale" per fronteggiarla. Per permettere alla Rivoluzione di sopravvivere e di non perdere le conquiste sociali, si decidono grandi aperture al turismo, che porta valuta pregiata in tempi brevi, e agli investimenti esteri in determinati settori.

Nel 1992 vengono apportate modifiche alla Costituzione approvata nel 1976. Novità anche per la legge elettorale che ora permette ai cubani di eleggere direttamente i loro rappresentanti all'Assemblea Nazionale del Poder Popular.

Nel 1993 si svolgono elezioni con grande partecipazione e larga vittoria dei candidati che appoggiano la Rivoluzione, nonostante le difficili condizioni economiche causate dalla caduta dei mercati del blocco socialista che rappresentavano l' 85% del commercio cubano.

Numerosi i successi diplomatici: gli Stati Uniti subiscono dall'Assemblea Generale dell'ONU quattro condanne per il blocco imposto a Cuba. Queste condanne vengono ribadite più volte anche dai Parlamenti Europeo e Latino-Americano, dai Paesi Non Allineati, da centinaia di Organizzazioni Internazionali, dalla Chiesa Evangelica, dal Papa e dalla Chiesa Cattolica. Da tutto il mondo giungono aiuti umanitari per alleviare le dure condizioni di vita causate dall'illegale blocco statunitense.


Cuba nel contesto mondiale attuale

Il periodo storico in cui viviamo ha visto dissolversi in pochissimo tempo i Paesi dell'Est Europeo che avevano un sistema a economia pianificata. Allo stesso tempo il sistema di libero mercato — quello che si vuole far apparire come vincente — sta trascinando il mondo in un caos ecologico e sociale.

La realtà attuale dimostra che il modello di vita che il neo-liberismo ci propone non è un sistema economico sostenibile. Oltre due terzi degli abitanti della Terra vengono fatti vivere in condizioni di spaventosa miseria. Le ricchezze naturali vengono saccheggiate senza alcun riguardo. Conflitti militari, inquinamento, disoccupazione, distruzione dei valori morali hanno invaso il mondo per permettere a un'esigua minoranza di persone di mantenere i suoi privilegi e un alto livello di vita. La logica del profitto calpesta in tutto il pianeta i più elementari diritti umani.

In questo contesto Cuba, paese del Terzo Mondo che subisce da oltre trent'anni un blocco illegale da parte degli Stati Uniti, attua un sistema economico che permette di preservare sia i traguardi raggiunti dalla Rivoluzione che i suoi contenuti umanitari: il lavoro, la sanità, l'istruzione, gli aspetti sociali in generale, la solidarietà verso altri popoli più poveri.

Certamente Cuba non è un paradiso terrestre, vecchi e nuovi problemi s'intrecciano ogni giorno e bisogna risolverli. Però costituisce un esempio che indica come sia possibile la ridistribuzione della ricchezza prodotta in un modo più equo. Rappresenta comunque un modello di vita sostenibile che se fosse adottato da tutti i popoli bisognosi permetterebbe loro di raggiungere quei risultati che dovrebbero già far parte della loro storia e che, invece, ormai già nel 2000 sono ancora fantascienza.


Cuba. Una identità in movimento

Webmaster: Carlo NobiliAntropologo americanista, Roma, Italia

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